Edipo sbagliA due volte

Molto tempo dopo, vecchio e cieco,

camminando per le strade,

Edipo sentì un odore familiare.

Era la Sfinge.

Edipo disse: “Voglio farti una domanda.

Perché non ho riconosciuto mia madre?”.

“Avevi dato la risposta sbagliata”, disse la Sfinge.

“Ma fu proprio la mia risposta a rendere possibile ogni cosa”.

“No”, disse lei.

“Quando ti domandai cosa cammina con quattro gambe al mattino,

con due a mezzogiorno e con tre alla sera, tu rispondesti l’Uomo.

Delle donne non facesti menzione”.

“Quando si dice l’Uomo”, disse Edipo,

“si includono anche le donne. Questo lo sanno tutti”.

“Questo lo pensi tu”, disse la Sfinge.

(Muriel Rukeyser, Myth)

ANDROCENTRISMO LINGUISTICO

La figura femminile viene spesso svilita dall’uso di un linguaggio stereotipato, che ne dà un’immagine negativa o quanto meno subalterna rispetto all’uomo. Eppure,

la parità dei diritti tra «uomo e donna» è dichiarata dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Malgrado ciò, la parità rimane in moltissimi casi lontana.

La lingua è importante nella «costruzione sociale della realtà», attraverso di essa si assimilano molte delle regole sociali, s’ impara a vedere il mondo, gli altri, noi stesse/i e a crearsi un’opinione.

La grammatica italiana è androcentrica, tanto che forti richiami a rivedere questa tradizione sono arrivati da diversi settori della società.

Nel 1987, infatti, fu pubblicato un testo dal Titolo: “Il sessismo nella lingua italiana”, voluto dalla Commissione Nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna, presieduta da Tina Anselmi; purtroppo poche persone ne sono venute a conoscenza.

Nel 2007 vi è stata una direttiva ministeriale che raccomandava di usare in tutti i documenti di lavoro un linguaggio non discriminante.

Ma sia nella comunicazione istituzionale, sia in quella quotidiana, le resistenze ad adattare il linguaggio alla nuova realtà sociale sono ancora forti.

la donna risulta spesso nascosta “dentro” il genere grammaticale maschile, che viene usato in riferimento a donne e uomini. (Es.: “Siamo tutti fratelli”-“I primi uomini”…)

Frequentissimo è anche l’uso della forma maschile, anziché femminile, per i titoli professionali e per i ruoli istituzionali riferiti alle donne: sindaco e non sindaca, chirurgo e non chirurga, ingegnere e non ingegnera, ecc…

Qual è la ragione di questa non accettazione linguistica? Le risposte più frequenti sono: la presunta bruttezza delle nuove forme (ingegnera non piace! ), oppure la convinzione che la forma maschile possa essere usata tranquillamente anche in riferimento alle donne.

Evidentemente, queste stesse persone non si rendono conto che usiamo da tempo le coppie: cameriere/cameriera, infermiere/infermiera, parrucchiere/parrucchiera, cassiere/cassiera, ragioniere/ragioniera; se la desinenza femminile in –iera non crea alcun problema fino al «livello» dell’ultimo esempio, non si vede perché dovrebbe

crearlo quando si passa alla professionista con laurea!

GLOSSARIO PER DIVULGARE TERMINI DI PROFESSIONI AL FEMMINILE, SECONDO LA GRAMMATICA NON SESSISTA:

Maschile:

Femminile:

Arbitro

Arbitra

Architetto

Architetta

Assessore

Assessora

Avvocato

Avvocata

Cancelliere

Cancelliera

Chirurgo

Chirurga

Difensore

Difensora

Filosofo

Filosofa

Finanziere

Finanziera

Ingegnere

Ingegnera

Ministro

Ministra

Poeta

Poeta o Poetessa

Prefetto

Prefetta

Pretore

Pretora

Questore

Questora

Sindaco

Sindaca

Fonti:

Il sessismo nella lingua italiana di Alma Sabatini

Donne, grammatica e media di Cecilia Robustelli

Accademia della Crusca http://www.accademiadellacrusca.it/it/tema-del-mese/infermiera-s-ingegnera)