“Il vocabolario è un museo di cadaveri imbalsamati, il linguaggio è l’intuizione vitale che a questi cadaveri dà nuova forma, nuova vita in quanto crea nuovi rapporti, nuovi periodi nei quali le singole parole riacquistano un significato proprio e attuale”.
(Antonio Gramsci)

CONCORDANZA DI AGGETTIVI O PARTICIPI PASSATI RIFERITI A UOMINI E DONNE QUANDO PREVALE NUMERICAMENTE IL GENERE FEMMINILE.

Come abbiamo asserito nella prima lezione, la lingua condiziona il nostro modo di pensare. Le parole creano identità, contenuto, differenze e pregiudizi. Le parole non sono neutre e i linguisti ben lo sanno.

Come ha osservato Cecilia Robustelli, linguista che collabora con l’Accademia della Crusca, «Il linguaggio ha una funzione politica. Un linguaggio che non mette in evidenza la donna, non la fa vedere, è un linguaggio che la nasconde».

Ecco dunque il senso di fare uno sforzo e porsi il problema, specie per chi si occupa di comunicazione.

Ribadiamo che bisogna usare il linguaggio in maniera non “sessista”,

senza privilegiare più, come si fa da secoli, il genere maschile né tantomento continuare a tramandare tutta una serie di pregiudizi negativi nei confronti delle donne, impostando la nostra comunicazione sul rispetto di entrambi i generi.

Secondo le regole di una non ancora sorpassata grammatica italiana, quando vi è una serie di nomi, femminili e maschili con referenti umani, i participi passati, gli aggettivi, i sostantivi si concordano sempre al maschile, anche se i referenti femminili prevalgono. In una visione non sessita, questo è un limite.

RACCOMANDAZIONI PER UN USO NON SESSISTA DELLA LINGUA ITALIANA:

ad esempio, perché dire Marco, Ines e Sara sono partiti; invece che partite? Oppure: Filippo, Dominga e Maria sono bravi; invece che brave?

Se Marco o Filippo fossero stati gli ultimi dell’elenco, il participio passato e l’aggettivo, concordati al maschile, avrebbero avuto una loro giustificazione, ma non nel caso degli esempi riportati. Quindi, diremo:

Marco, Ines e Sara sono partite.

Filippo, Dominga e Maria sono brave.

Ricordiamo, ancora una volta, che bisogna evitare la concordanza al maschile di aggettivi o participi passati riferiti a uomini e donne quando prevale numericamente il genere femminile.