“Storie della buonanotte per bambine ribelli”, di Francesca Cavallo, scrittrice e regista teatrale ed Elena Favilli scrittrice e giornalista, è il libro più finanziato nella storia del crowdfunding, raccogliendo oltre un milione di dollari da 70 nazioni diverse. È stato tradotto in 20 lingue, tanto che le autrici, dopo questo inaspettato successo, hanno deciso di scrivere un secondo volume.

100 biografie di donne famose raccontate nelle pagine di un testo con altrettanti ritratti disegnati dalle maggiori illustratrici del mondo.
Francesca Cavallo ed Elena Favilli con questo libro vogliono trasmettere, sia alle bambine che ai bambini, modelli di identificazione che si allontanano dagli stereotipi della fiaba tradizionale. Non narrano storie di principesse che aspettano il loro principe azzurro per essere salvate, né tanto meno di streghe cattive o fanciulle malvagie ed arcigne.

Storie di donne di tutti i tempi che, con perseveranza e determinazione, hanno lottato per affermare la loro personalità e la loro visione del mondo.
Leggere la vita di grandi personaggi femminili, come ad esempio Malala, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, Coco Chanel, Frida Kahlo, oltre a sviluppare la creatività e l’immaginazione, permette di introiettare modelli e valori che vanno al di là dei comuni pregiudizi.

Il libro è di facile lettura; ha una struttura semplice ed uno stile paratattico. Una pagina per ogni protagonista femminile. “E’ importante che ai bambini si mostrino persone e storie in tutta la loro complessità. Anche personaggi con le loro ombre”, sostiene la Favilli.

“Storie della buonanotte per bambine ribelli” educa alla parità di genere, diritto sancito dall’ art. 3 della Costituzione italiana, che tante volte, volutamente, viene ignorato.
Alcuni vorrebbero che le donne stiano in casa a rimarcare l’immagine stereotipata del mansueto “angelo del focolare”. I pregiudizi e gli stereotipi di genere sono una visione negativa del ruolo femminile nella società e vorrebbero assegnare all’uomo il compito di andare a lavorare per mantenere la famiglia ed alla donna quello di accudire i figli. Guai arrendersi a questa mentalità adamitica e patriarcale.

Il libro delle nostre due autrci invita ad inseguire le proprie passioni ed a capire che si può fare la mamma, ma anche essere ingegnera, scienziata o artista.

Titolo: “Storie della buonanotte per bambine ribelli”

Autrici: Francesca Cavallo e Elena Favilli

Casa Editrice: Mondadori

Da “Storie della buonanotte per bambine ribelli”

COCO CHANEL

(19 Agosto1883 – 10 Gennaio 1971)

Francia

C’era una volta, nella Francia centrale, una bambina che viveva in un convento, circondat da suore vestite di bianco e nero.

Si chiamava Gabrielle Chanel.

In convento le bambine imparavano a cucire, ma non avevano molti colori a disposizione. Usavano la stoffa degli abiti delle suore, perciò anche tutte le loro bambole erano vestite di bianco e nero!

Una volta cresciuta, Gabrielle comincioò a lavorare come sarta di giorno e come cantante di notte.

I soldati che assistevano ai suoi spettacoli la chiamavano Coco, e fu questo il nome che le rimase per il resto della sua vita.

Coco sognava di avere un negozio tutto suo a Parigi.

Un giorno, un amico ricco le prestò i soldi necessari per realizzare i suoi sogni.

I vestiti di Coco erano bellissimi, anche se la stoffa era semplice.

” Dove l’hai comprato?”, le chiedevano le parigine più eleganti e raffinate.

“L’ho fatto io!, rispondeva lei. ” Venite nel mio negozio e ne farò uno anche per voi”.

Gli affari crebbero in fretta e ben presto Coco poté restituire il prestito al suo amico.

Il suo modello di maggior successo era il classico “tubino nero”. Trasformò il colore che era stato sempre stato associato con i funerali in qualcosa di perfetto per uscire la sera.

La forma degli abiti che oggi indossiamo è molto influenzata da coco Chanel, la stilista che mosse i suoi primi passi vestendo le bambole con gli scampoli degli abiti delle suore.

FRIDA KAHLO

pittrice

C’era una volta, in una bella casa azzurra vicino città del Messico, una bambina di nome Frida. Sarebbe diventata una delle pittrici più famose del Ventesimo secolo, eppure rischioò di non crescere mai.

A sei anni, per poco, non morì di poliomelite. La malattia la lasciò per sempre zoppa, ma questo non le impedì di giocare, nuotare e scatenarsi come tutti gli altri bambini.

Poi, a diciotto anni, rimase coinvolta in un terribile incidente d’autobus.

Rischio di nuovo di morire, e di nuovo trascorse interii mesi a letto.

Sua madre le fece costruire un cavalletto speciale per permetterle di dipingere sdraiata, perché non c’era niente che Frida amasse più della pittura.

Non appena fu di nuovo in grado di camminare, andò a trovare l’artista più famoso del Messico, Diego Riviera.

” Che ne pensate dei miei dipinti?” gli chiese. I suoi dipinti erano stupefacenti: audaci, geniali, bellissimi. Diego se ne innamorò, e si innamorò anche di Frida.

Diego e Frida si sposarono. Lui era un uomo grande e grosso, con un gran cappello, e lei sembrava minuscola al suo fianco. La gente li chiamava”l’elefante e la colomba”.

Pe tutta la vita, Frida dipinse centinaia di slendidi autoritratti, spesso raffigurandosi circondata dai suoi uccelli e dai suoi animali.

Ancora oggi la bella casa azzurra in cui viveva è come lei l’ha lasciata: piena di colore, di gioia e di fiori.